QUESTA VOLTA NO

Votare è una cosa seria: astieniti il 13 e 14 Aprile!
Vai al testo dell'appello

VALUTAZIONE DELLE ELEZIONI
PROSPETTIVE DEL MOVIMENTO ASTENSIONISTA
INCONTRO NAZIONALE
DOMENICA 4 MAGGIO, ORE 09:30
Sala Luigi Pintor - Via dello scalo di San Lorenzo, 67 (Quartiere San Lorenzo) - ROMA

Per firmare l'appello scrivi a mi-astengo@tiscali.it indicando nome, cognome e città.

Contattaci:

Mail: mi-astengo@tiscali.it Telefono: 3469418148

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 08 maggio 2008

DOPO LA VITTORIA ASTENSIONISTA

una discussione a tutto campo

Il 4 maggio a Roma è iniziata una discussione a tutto campo tra coloro che in occasione delle elezioni di aprile hanno lanciato il manifesto
astensionista.Usare la definizione 'a tutto campo' mi sembra quanto mai adatta perchè le conclusioni del dibattito non sono scontate e non per le diverse posizioni che emergono,quanto per la difficoltà di uscire da schemi precostituiti.
Il punto di partenza è comune a tutti,quello di demolire la rendita elettorale dei forchettoni rossi i quali,vedi vicenda di Torino,non solo non hanno imparato la lezione,ma si preparano ad una rivincita sicuramente  difficile,ma che ci deve trovare ancora una volta schierati ad impedirla.
Questo dobbiamo farlo però non in un'ottica di accanimento terapeutico,ma per consolidare una posizione che consenta l'affermazione di un'egemonia diversa da quella che si è manifestata con la storia vergognosa del prc.
In breve dobbiamo dire che il 13 e 14 aprile non è scomparsa la sinistra,ma una certa sinistra la cui liquidazione è preliminare ad ogni possibile futuro migliore.Sul mercato  però si sono presentate finora le opzioni di quelli che si possono definire sostenitori degli schemi precostituiti.Il ritorno alle origini identitarie ad opera di Rizzo e consorti col pdci'bolscevizzato'alla plastica,col ritorno dei movimentisti-cobasisti e con la fondazione di nuovi partiti a tendenza troskoide.
In questo contesto qual'è l'opzione dei firmatari dell'appello astensionista?Si è detto,anche questo condiviso da tutti, si deve andare avanti.Ma come?Trasformandoci un un gruppo tra i gruppi o avanzando ipotesi che scaturiscono non dai festeggiamenti antiarcobaleno,ma dai dati oggettivi?Naturalmente io ho insistito e insisto tutt'ora che è da questa seconda ipotesi che bisogna partire.
Non dò per scontato le conclusioni,ma questa analisi va certamente fatta e si collega direttamente alla possibilità che nasca un soggetto che agisca politicamente nel nuovo contesto.Perchè di questo si tratta.Se rimaniamo impantanati negli schemi finiremo per subire,obtorto collo,il risucchio della tradizione che è fatta di scatole cinesi,dal pd a Turiglatto,passando per i movimentisti di vario genere.E' questo il nostro inevitabile destino dopo aver proclamato il ‘coraggio  dell’astensione’ o la situazione ci suggerisce qualcosa di diverso?
In questa fase post-elettorale ho posto con una certa decisione la necessità di tentare un passaggio nuovo e questo passaggio nuovo si dovrebbe chiamare movimento astensionista.
Di primo acchitto sembrerebbe che abbiamo scoperto l’acqua calda,ma a ben vedere la proposta se  argomentata e calibrata può essere incisiva.
Quali sono le caratteristiche di un possibile movimento astensionista?Le elenco:

1) innanzitutto rafforza l’orientamento di coloro che hanno rifiutato di votare arcobaleno e mette in luce l’assurdità della deriva neoelettoralistica di ‘sinistra’.Che senso ha mettere in campo listarelle se non rilanciare protagonismi dentro la solita cerchia della sinistra stabilizzata?

2)il movimento astensionista non si misura però dentro le mura della nostra cittadella storica,ma è,a mio parere,una sfida ai gruppi di potere che giocano col sistema elettorale e che impongono un regime criminale,antisociale,privo di valori.Contro questo regime,nelle sue versioni sistemiche,l’astensione è il punto di rottura possibile nella condizione presente e può rappresentare la giusta sfida alla demagogia della destra.
Tutto si gioca,ripeto fuori della cittadella storica,per affrontare il mare aperto. E’ questa la proposta giusta?Più ci penso e più mi convinco che è la scelta da fare.Ragioniamoci bene.

erregi
postato da: miastengo alle ore 12:25 | link | commenti
categorie: contributi
venerdì, 02 maggio 2008

ANCORA UNA VOLTA LA MIGLIOR DIFESA E' L'ATTACCO

Considerazioni in vista della riunione di Roma del 4 maggio

La sconfitta di Rutelli, seppure porta anche il segno di una avversione al
campione di tutti i trasformismi, conclude un ciclo che già da tempo era stato
individuato, in particolare nelle precedenti elezioni che avevano messo in
evidenza che Prodi non aveva sfondato.

Che la destra che fa capo a Berlusconi non è una tigre di carta lo avevamo
detto a suo tempo. Essa ha ora consolidato la presa sulla società italiana
sommando tre referenti con base di massa, il filofascismo rigenerato di Fini,
il razzismo nordico di Bossi e la criminalità politica di Forza Italia come
strutture di potere diffuso.

A questo fronte, che ha dimostrato una sostanziale solidità, si è
contrapposto un progetto debole basato sul buonismo moderato del Partito
Democratico che, ereditando l´esperienza Prodi, non è riuscito ad essere
che un´operazione politicista. Il crollo della Sinistra Arcobaleno ha fatto il
resto, dimostrando che il giudizio che avevamo espresso in questi anni su di
essa ha fatto breccia e ha portato alla disfatta.

Ora si ripropone il solito interrogativo, che fare? Certamente la
soddisfazione per la sconfitta di Bertinotti e soci ci sembra una buona cosa,
ma rimane il problema di come procedere dopo la giusta indicazione
dell´astensionismo. Politicamente non possiamo esimerci dal dare una
risposta sulle prospettive, come d´altronde ci è stato richiesto da più parti.
Ebbene, nell´incontro del 4 maggio a Roma cercheremo di sciogliere i nodi
con una discussione collettiva. Qui abbozzo alcune considerazioni per la
discussione,

1) E´ ormai evidente che la vittoria della destra cambia i connotati alla
situazione italiana. Il tipo di politica che si prospetta è di scontro, senza
mediazioni, con tutte le esigenze sociali, politiche e culturali che hanno
cercato di contrastare il liberismo sfrenato di questi decenni e ci sono le
premesse esplicite che il blocco degli interessi padronali e delle strutture di
potere si saldi con il fronte della destra. Si ripete in qualche modo quella che
è stata l´esperienza mussoliniana di aggregazione, dopo lo sfondamento
dello squadrismo, con tutti i poteri forti.

Siamo al fascismo? Certamente no, ma ci sono tutte le premesse per un
prossimo fascismo in relazione agli esiti della crisi economica e dei conflitti
scatenati dall´imperialismo occidentale.

Questo va tenuto bene in considerazione sui compiti futuri che ci attendono.


2) Possiamo sicuramente affermare che la crisi è aggravata dalla debolezza
delle forze politiche che stanno fuori del blocco berlusconiano. Il neopartito
democratico non è solo uscito sconfitto elettoralmente, ma ha soprattutto
dimostrato di non avere un progetto di alternativa che faccia presa sulla
società. Per questo è costretto ad inseguire la destra e ad accettare un ruolo
subalterno sulle scelte di fondo. La destra per ora accetta il dialogo per
rafforzare la sua egemonia.

3) la disfatta della sinistra `radicale´ apre una nuova fase di lavoro. Questa
fase si può sintetizzare in un concetto essenziale: la lotta per l´egemonia.
Fino al 14 aprile le forze governiste e istituzionali hanno gestito questa
egemonia relegando al margine i settori più avanzati e mediando col
movimentismo per assorbirne le spinte. Ora si riapre il discorso
sull´egemonia perché la disfatta dell´Arcobaleno lo rende oggettivo.
Sicuramente però la partita non ha esiti automatici. Le varie versioni della
sinistra radicale, quella arcobaleno, quella identitaria del PRC e quella dei
nostalgici della falce e martello, tentano di risalire la china, ma il loro futuro
non è dei migliori. Non si sono solo persi milioni di voti, ma il referente
politico-sociale è entrato in crisi.

4) In questo contesto noi dobbiamo rifiutare il discorso del meno peggio,
cioè di sostegno ad una ipotetica rigenerazione delle forze della sinistra
radicale. Esse non solo esprimono, e in forma ridotta, tutte le ambiguità che
le hanno portate alla disfatta, ma sono solo un tentativo di recupero
parassitario di voti per ricrearsi spazi nel sistema politico senza incidenza
sulle questioni reali.

5) E´ possibile uscire da questa condizione con un ipotesi forte e credibile?
Questo è l´interrogativo a cui dobbiamo rispondere, non in maniera
ideologica o velleitaria, ma politica.

Ebbene,a mio parere è proprio l´indicazione astensionista a suggerirci una
possibile soluzione. L´astensionismo pone le condizioni per una critica
radicale al sistema che ci consente non solo di non ricadere nelle trappole
istituzionali-governiste, ma anche di affrontare lo scontro con la destra a
livello di massa, scoprendo il gioco delle promesse demagogiche. Il voto a
destra ha anche componenti popolari che vanno incanalate su un terreno di
opposizione antisistema prima che il suo controllo si consolidi.

La prospettiva di un movimento astensionista con un programma sociale
può essere la risposta al `che fare?´

Intendo sottolineare con i due concetti che da una parte con l´astensionismo
bisogna operare un distacco di massa dalle manipolazioni del sistema e dei
consensi e l´unico modo è quello di impedire il ritorno al voto fondando un
movimento astensionista che in questa crisi metta in evidenza la vera natura
dei poteri che si scontrano. Dall´altra, partendo dai dati sociali della crisi
bisogna sfidare la destra sui programmi, cioè bisogna difendersi attaccando.

Quando dico questo non penso né al ritorno ai riti e miti di una sinistra
esangue né a forme di avanguardismo. Penso a punti solidi di resistenza
popolare che, mi sembra, vengono indicati da più parti come la forma di
espressione di fase.

Il lavoro da fare è difficile, ma non vedo alternative a questa scelta. Ad una
condizione però, che si esca dal teatrino dei gruppi e si pensi ad un vero
progetto politico .

Erregi
postato da: miastengo alle ore 10:05 | link | commenti
categorie: contributi
domenica, 20 aprile 2008

COSA FAREMO?

RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI DEL 13 E 14 APRILE

Elettori: 47.126.601 - Votanti: 37.899.566 - Nulle e bianche: 1.437.261 – Voti validi: 36.452.305.

1. Il primo macroscopico dato su cui si deve ragionare è questo: 9 Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa —quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità.
Se a questi aggiungessimo bianche e nulle, abbiamo che più di 10 milioni e mezzo di italiani non si ritengono rappresentati da alcun partito, da alcun simbolo, da alcuna lista. Si tratta, vista la tradizione italiana, di un fenomeno gigantesco.

2. Non c’è stata la valanga astensionista che ci sarebbe voluta (e che ci auguravamo) affinché la diffusa protesta popolare diventase il dato più eclatante, che avrebbe effettivamente terremotato l’oligarchia politica, in tutte le sue sfumature. Una slavina tuttavia si è manifestata, ed questo per noi il primo fenomeno su cui concretamente riflettere e agire per ricostruire un’opposizione antagonista in questo paese. Un dato che ci rincuora poiché mostra che chi come noi ha avuto il coraggio di chiamare all’astensionismo non ha compiuto una scelta elitaria o minoritaria, che ha saputo invece interpretare più di chiunque altro il comune sentire di quella parte di popolo che non rifiuta qualunquisticamente la politica, quanto piuttosto il sistema politico, la sua pretesa di rappresentare i bisogni, le pene, le idee e le speranze del popolo. Una manifestazione di quello che nel nostro appello “QUESTA VOLTA NO”, definivamo “Aventino popolare”, ovvero non solo il distacco dei cittadini dalla “casta”, l’esodo di massa dal sistema politico oligarchico e bipolare in quanto tale.

3. Sotto la spinta di una crisi economica senza precedenti, dell’impoverimento di massa crescente, delle politiche antipopolari del governo Prodi; la  la protesta, la rabbia, il bisogno di cambiare radicalmente, non hanno preso solo la strada dell’astensione. Una parte non meno consistente si è riversata nelle urne, ha premiato l’ala destra dell’oligarchia. Eccetto i modestissimi risultati delle liste comuniste, il flusso della protesta ha premiato infatti la coalizione guidata da Berlusconi, anzitutto la Lega Nord. Il segno di questa protesta è reazionario, securitario, xenofobo. Un segno di quanto consistente sia lo spappolamento del vecchio tessuto sociale, e quindi lo spostamento a destra maturato in Italia negli ultimi due decenni. Un fosco presagio delle difficoltà future, sui tempi durissimi che ogni opposizione anticapitalista dovrà affrontare di qui in avanti. Ma anche uno sprone per chiunque abbia a cuore un’alternativa di sistema a rompere definitivamente coi cascami della sinistra, a rinnovare pensiero e prassi, a ricostruire un orizzonte rivoluzionario, a ridefinire una strategia politica che indici come dalla Resistenza sarà possibile passare un domani al contrattacco.

4. La caporetto della Sinistra arcobaleno non è solo una sconfitta di immense proporzioni. E’ una disfatta storica. Non solo la sinistra, per la prima volta nella storia di questo paese, non ha saputo intercettare la protesta popolare: essa è stata travolta dal “bombardamento del quartier generale. Di questa catastrofe è anzitutto responsabile la consorteria bertinottiana, che ha sacrificato tutto sull’altare della governabilità e sulla difesa ad oltranza del governo più antipopolare e inviso degli ultimi decenni. Bertinotti aveva affermato che l’alternanza, ovvero il pieno appoggio al bipolarismo avrebbe preparato le condizioni per l’alternativa. Il risultato catastrofico è sotto gli occhi di tutti. Bertinotti  non avrebbe potuto fare i disastri che ha compiuto senza il sostegno dei suoi sodali (i “forchettoni rossi”), interni ed esterni a Rifondazione e PdCI, senza la connivenza e la sponda che per anni e anni alcune correnti del movimento no global, contro la guerra e sindacale gli hanno fornito. Oltre ai diretti responsabli ci sono i corresponsabili. Tutta gente a cui dovrà essere impedito di rifarsi una verginità, magari rilanciando l’idea di un nuovo identitario partito comunista in sostanziale continuità con l’eredità elettoralistica e governista di quelli vecchi.

5. L’Oligarchia è attraversata da un fremito di pelosa preoccupazione. Le urne non erano ancora chiuse che c’era già chi si chiedeva: “chi incanalerà nei binari delle compatibilità sistemiche la lotta sociale”? In maniera ancora più sfrontata: “Con la sinistra fuori dalle istituzioni chi reciterà la sua parte in commedia?” (Ida Dominijanni, Il manifesto del 16 aprile).
La risposta deve essere secca e limpida: nessuno! Una opposizione antagonista certamente risorgerà sulle ceneri della sinistra, ma non cercherà affatto come ragion d’essere di rappresentarsi istituzionalmente o, quantomeno, mai più la modalità di rappresentanza che sia di puntello o un sostegno alle istituzioni medesime. La Resistenza inizia la sua lunga marcia fuori dalle istituzioni oligarchiche.

6. Il risultato più pericoloso dell’ultima tornata elettorale è evidente: il processo di americanizzazione della società e della politica, di cui la sinistra si è fatta campione e portatrice, premiando il blocco reazionario-populista, ne esce rafforzato in maniera decisa. Con o senza accordo bipartizan —più probabilmente con, visto che Berlusconi, con l’assenso di Veltroni, ha fatto subito appello alla nascita di una nuova Bicamerale— questo blocco vorrà procedere più speditamente sulla strada già tracciata. Quella che dalla democrazia parlamentare e costituzionale conduce ad un sistema presidenzialista e bipartitico, in cui il Parlamento da organo della sovranità popolare diventi un parlatoio ostaggio dell’Esecutivo. Non si tratterebbe solo di un’operazione di facciata. Si tratterebbe di una svolta istituzionale reazionaria tesa non solo a seppellire la democrazia politica, ma a passare ad un più efficiente Stato di polizia capace di soffocare col pugno di ferro ogni opposizione sociale e politica antagonista.

7. Cosa fare? Intanto ci pare doveroso esprimere il nostro rifiuto delle due possibili vie d’uscita che verranno avanzate. Non parteciperemo a nessun tentativo che sotto qualsiasi veste voglia riproporre l’immediata costituzione di un nuovo partito comunista. Ci opporremo anzitutto ad ogni scorciatoia politicista di autosalvataggio, a coloro che col pretesto di ripresentare un simbolo vorranno ripropinarci riverniciata la vecchia tradizione elettoralistica e riformistica. Ma contesteremo pure ogni concezione movimentista, l’idea per cui, siccome è crollata la vecchia forma di rappresentanza politica, non varrebbe la pena ricostruirne una nuova e adeguata, nell’illusione che le lotte sociali e il conflitto quali che siano, rappresentino una panacea per ogni male.
Un movimento politico democratico, federativo, popolare e rivoluzionario, non solo è necessario, è indispensabile. Esso dovrà stare dentro alla nuova Resistenza che sorgerà nei prossimi anni, ma dovrà starci in maniera propositiva, proponendo una nuova visione politica e una nuova prassi, cominciando dall’imprescindibile, dalla difesa della democrazia sostanziale e dei diritti, sociali, di libertà e di cittadinanza
Di questo inizieremo a discutere domenica 4 maggio a Roma.
postato da: miastengo alle ore 10:48 | link | commenti (12)
categorie: contributi
mercoledì, 16 aprile 2008

IL PROSSIMO PASSO

Con l’intervento di erregi (qui sotto pubblicato) diamo avvio alla discussione sui risultati elettorali e, quindi, sul futuro della nostra iniziativa atensionista. Entro un paio di giorni saremo in rado di pubblicare un breve documento di bilancio e di proposta che speriamo raccolga il comune sentire dei firmatari dell’Appello “QUESTA VOLTA NO”. Un documento che vorrà essere la base politica per la discussione che svolgeremo al prossimo incontro nazionale che abbiamo spostato a domenica 4 maggio.



ABBIAMO VINTO,E ADESSO?
IL MOVIMENTO POLITICO DEGLI ASTENSIONISTI

Qualcuno,tra i più anziani, ricorderà  che c'era un 'partito' maoista che fotografava striscioni e cartelli alle  grandi fermate dei bus per dimostrare che le masse erano con loro.Potrebbe succedere ora che qualche 'astensionista'  utilizzi il crollo dell'arcobaleno  per dimostrare che il tutto è opera sua.Noi sappiamo bene però che il nostro lavoro ha certamente contribuito a combattere l'imbroglio elettorale della sinistra arcobaleno e degli sciacalli delle liste 'rivoluzionarie',ma che il fenomeno,fortunatamente,aveva solide basi oggettive.
E' vero che Veltroni ha succhiato a sinistra,ma il suo richiamo non avrebbe funzionato se l'arcobaleno fosse stato un richiamo identitario a sinistra e sopratutto esso non avrebbe perso il 70% dell'elettorato.Invece proprio questo è accaduto e quindi possiamo ben dire che abbiamo vinto perchè abbiamo correttamente interpretato la tendenza e fornito un'indicazione giusta dentro una situazione ben più vasta.
Ci si chiedeva,da più parti,nel corso della campagna astensionista,su quale prospettiva si muoveva la nostra scelta di non voto.La questione ce la siamo certamente posta,ma la risposta era subordinata alla verifica dei risultati per evitare di muoverci su una prospettiva solo nostra e quindi solamente testimoniale. Intanto contiamoci,abbiamo detto.Ora,dati alla mano possiamo spingerci in avanti col ragionamento.
Intanto dobbiamo muoverci rapidamente per evitare che gli imbonitori della sinistra elettoralistica ricucino la ferita.Ripartiamo da zero essi dicono,ma ripartire per costoro vuol dire riimboccare la strada di sempre,un nuovo arcobaleno.
Accanto a questa ipotesi ne girano altre,dello stesso tipo,ma con sponsor diversi.La lista movimentista e quella neocomunista identitaria fatta di rottami degli orfani del comunismo'italiano'.
Compito nostro,ora,è consolidare il risultato astensionista e farne una base per il fututo.Sulle motivazioni astensioniste come fattore strategico abbiamo già fatto molte considerazioni nelle settimane scorse.In particolare abbiamo sottolineato che il non voto non è solo questione di protesta o scadere in posizioni neobordighiste,ma mettere in chiaro di fronte al grande apparato politico-mediatico-istituzionale che settori sempre più ampi della società rifiutano l'imbroglio e si organizzano in maniera diversa.E questo vale anche nei confronti della sinistra governista-elettoralistica.
La nostra proposta sembrerebbe il classico uovo di Colombo,ma non siamo così ingenui da credere che essa non debba fare i conti con almeno due cose molto serie.
La prima riguarda la funzione politica e il programma di un movimento politico astensionista.Se vogliamo non essere un semplice riferimento di protesta dobbiamo dimostrare che un possibile movimento politico astensionista è capace di condizionare la situazione su punti du programma,sociali e internazionali.Dimostrare questo ,e questa è la seconda cosa che ci deve preoccupare,in un contesto come quello post-elettorale dove lega e destra fanno da padroni,non è facile.La repressione innanzitutto è già pronte e con essa le provocazioni ‘antiterroristiche’ o direttamente terroristiche.Legate a queste c’è la carota della sinistra istituzionale o del mini partito identitario che riproporranno,in condizioni difficili,l’aria fritta dei rifondaroli e affini.
Questi sono dunque i nodi da sciogliere e per quanto ci riguarda dobbiamo dimostrare che non siamo astensionisti per caso.

erregi
postato da: miastengo alle ore 10:32 | link | commenti (7)
categorie: comunicazioni, contributi
sabato, 12 aprile 2008

Crisi di legittimazione globale e agorà (im)popolari

Non serve un ulteriore excursus sulle caste assortite che fanno lo schermo di fumo italiano chiamato "politica". In queste settimane, in rete e fuori, si è scritto e detto abbastanza. Adesso la farsa si compie. Le varie ipotesi su come distinguersi dalla farsa (non voto, annullamento, rifiuto della scheda, naso turato e via col vento) non centrano la questione principale: cosa d´altro noi possiamo fare (la ricetta dell´indomani mattina che - giustamente - ci viene richiesta da quanti si sono consapevolmente estraniati dalla farsa). Noi proponiamo delle agorà in cui si discuta e si metta in causa lo schermo di fumo in cui viviamo. All´inizio saranno senz´altro agorà (im)popolari. Tuttavia, esse ci sembrano l´iniziativa più concreta che possiamo praticare nella situazione attuale. Le agorà (im)popolari, forse, cominceranno a smettere di assecondare lo schermo di fumo, sottraendosi alla morsa brutale dei subalterni mentali riuniti, i sinistri "di sinistra" e gli scoppiatoni "di destra". Lasciamo che la farsa si compia. Lunedì sera riprenderemo a parlare delle agorà (im)popolari.

Bella vita a chi cerca la verità sotto lo schermo di fumo.

Emanuele Montagna
(Faremondo)

Fonte: www.faremondo.org

postato da: miastengo alle ore 00:35 | link | commenti (1)
categorie: contributi
giovedì, 10 aprile 2008

RIFIUTARE LA SCHEDA?

Riguardo alle modalita’ dell’astensione

Salve,

circolano diverse versioni del comportamento corretto per non votare
ma allo stesso tempo non far assorbire il proprio non-voto nel premio
di maggioranza.

Voi sapete se lasciando la scheda bianca o annullandola, si viene
assorbiti nel premio? Nel caso sia così, è vero che bisogna far
mettere a verbale che non si vuole votare?

Sarebbe buono avere le informazioni corrette, magari anche con
riferimenti ufficiali.

Grazie mille,

Roberto Spellucci



NON E' VERO

Caro Roberto,

Nel nostro blog abbiamo risposto a questa benedetta questione delle modalita’.

Anzitutto NON e’ vero che una scheda annullata o bianca possa essere utilizzata per conteggiare eventuali premi di maggioranza (a meno che Presidente e scrutatori non compiano verbalizzazioni illecite; ma questa è un’altra storia). E’ falso! SI LEGGA LA LEGGE ELETTORALE

Poi.

Il Presidente di seggio ha facoltà di respingere la richiesta di verbalizzazione del proprio rifiuto di votare nel caso essa intralci (come è inevitabile) le operazioni di voto degli altri cittadini.
Dunque, o la modalita’ della messa a verbale del rifiuto è promossa come boicottaggio attivo per sabotare le operazioni di voto (e non ci pare che ne abbiamo la forza), oppure si tratta di una modalità che oltreché elitaria e’ impraticabile.

Restaimo del nostro avviso: la cosa più forte e chiara è quella più semplice: non recarsi affatto al seggio e, in subordine, se proprio si vuole ossequiare come sacro il diritto di voto, l’annullamento della scheda

L.esse.
postato da: miastengo alle ore 23:41 | link | commenti
categorie: contributi, repliche

Perché non voteremo alle prossime elezioni

Legittima Difesa - Movimento umbro di liberazione
 

Il 13 e il 14 Aprile, noi di Legittima Difesa non andremo a votare. Chi ci conosce sa che non siamo astensionisti per principio. Questa volta, però, quella di non votare (quale che sia la forma, astensione, annullamento della scheda, ecc) riteniamo sia la scelta più consapevole e politicamente più corretta. Un aumento consistente dell’astensione sarebbe il segnale finalmente di una rottura dei cittadini elettori con l’attuale vergognoso “teatrino della politica”, con la casta politica indecorosa che ci ha governato in questi anni e che ora, spudoratamente, ci chiede il voto per governarci ancora nei prossimi decenni. Il non voto rappresenterebbe, inoltre, il segnale che strati consistenti del popolo italiano, contrariamente a quanto ritengono i nostri politicanti sia di destra che di sinistra non sono ancora inebetiti, addomesticati, assuefatti all’idea che nulla possa essere cambiato. Sarebbe, insomma, un chiaro segno dell’inversione di tendenza su cui porre le premesse per costruire in futuro una vera opposizione politica. E che in Italia ci sia bisogno di un’opposizione non elitaria e autoreferenziale ma larga e di massa  è un fatto del tutto evidente. Anzi è la sola condizione per cercare di uscire fuori dal vicolo cieco in cui ci ha cacciati la falsa alternanza del bipolarismo (oggi bipartitismo) ma innanzitutto la scellerata politica di una finta sinistra che, specie nell’ultima esperienza del governo Prodi è stata così ferocemente antipopolare, così smaccatamente filo-padronale da rendersi ostile la stragrande maggioranza delle classi popolari, dei lavoratori, dei ceti meno abbienti che  in larga parte, come indicano i sondaggi, voteranno per Berlusconi. Insomma, un autentico massacro politico, oltre che sociale quello compiuto in meno di due anni  dall’ex boiardo di Stato bolognese (speriamo non ricompaia mai più sulla scena politica) che ha dato un colpo, forse mortale, a quello che restava della credibilità a sinistra e le cui conseguenze  renderanno difficilissimo il compito della ripresa dell’opposizione e dell’iniziativa di lotta.

Per quel che ci riguarda, qui in Umbria invitiamo tutti (non solo i nostri iscritti, simpatizzanti e contatti) a disertare le urne nelle imminenti consultazioni elettorali. D’altronde per chi dovremmo votare nella nostra regione? Per un ceto politico (sinistra radicale compresa, da sempre connivente e corresponsabile) che è insensibile ai problemi della povera gente, dei lavoratori, dei giovani precari, dei disoccupati, degli anziani, dei malati? Per i politicanti locali preoccupati solo di mantenere i propri privilegi ed il potere? Non lasciamoci ingannare dai programmi (peraltro tutti antipopolari, invariabilmente incentrati sul mantenimento dell’attuale sistema di privilegi per pochi a scapito della maggioranza della popolazione) e dalle lusinghe di questi mestieranti della politica. Nonostante le promesse che fanno oggi in campagna elettorale, sono in realtà gli arrivisti di sempre. Sono gli stessi che hanno boicottato il referendum sugli stipendi dei consiglieri regionali umbri per continuare ad avere i ricchi compensi come i loro colleghi parlamentari che oggi guadagnano l’astronomica cifra di circa 40 milioni delle vecchie lire il mese. I sinistri personaggi coinvolti nei ripetuti scandali delle lobby affaristiche locali, della cementificazione selvaggia del nostro bel territorio, delle opere inutili e costose (minimetrò, mercato coperto, E45) gradite solo a chi ci realizza sopra colossali guadagni. Gli stessi intriganti della politica che poi aumentano le tasse locali e “taglieggiano” i cittadini con micidiali strumenti (multe, T-red) per coprire i “buchi di bilancio” e far quadrare così i conti del loro malgoverno.

 
Bisogna disertare (ci auguriamo) in massa queste elezioni per un altro e ben più importante motivo. Esse serviranno per avallare plebiscitariamente l’accordo che già esiste fra i due maggiori partiti: il PD di Veltroni e il PDL di Berlusconi (indipendentemente da chi vincerà le elezioni) di cambiare radicalmente la carta costituzionale, oltre che la legge elettorale. La stabilità governativa che i potentati economici, le oligarchie finanziarie, le classi dominanti reclamano a gran voce dovrà, in futuro, essere assicurata. Quello che non è stato possibile fare in quindici anni di bipolarismo, dovrà realizzarsi necessariamente con l’attuale bipartitismo, a costo di fare a pezzi la Costituzione e passare dall’attuale democrazia parlamentare (in cui almeno sulla carta il potere spetta al popolo) ad un regime presidenzialista autoritario in cui tutto il potere è concentrato nelle mani dell’esecutivo, a sua volta ostaggio del Presidente di turno. Insomma una sorta di monarchia, una vera e propria dittatura mascherata.

Affinché questa dittatura appaia mascherata nella forma, c’è bisogno prima di un passaggio democratico, ovvero di una investitura formale che solo “democratiche” elezioni possono assicurare. Ecco perché diciamo che queste elezioni sono truccate. La gente, ignara, pensa di votare per un Parlamento (dove in qualche maniera sono riportate le istanze dal basso) in realtà, si ritroverà in un futuro non molto distante con un Presidente nelle cui mani sarà concentrato quasi tutto il potere, con buona pace del Parlamento e dei suoi rappresentanti eletti dal popolo. Fa rabbia che queste cose i futuri parlamentari non le dicono ai cittadini nei loro incontri e comizi elettorali. Anzi si guardano bene dal farlo, nel timore di un aumento dell’astensionsionismo. Per loro l’importante è arrivare alla poltrona di Montecitorio o di palazzo Madama e lì fare anche la maggioranza silenziosa o, mutatis mutandi, la canéa litigiosa e indecente come sovente capita di vedere. Quello che conta è, infatti, portare a casa il lauto stipendio di fine mese. Di fronte a ciò, tutto il resto è relativo, anche la dignità, la coerenza, gli impegni presi con gli elettori. Un’astensione di massa, anche per questo, rappresenterebbe un segnale indicativo di rifiuto di questo ceto politico corrotto e degenerato e d’opposizione contro il disegno autoritario e antidemocratico che le oligarchie dominanti si preparano a mettere in atto. Di fronte ad una consistente astensione, il futuro esecutivo (Berlusconi o Veltroni la sostanza non cambia, dal momento che ognuno dei due sta già preparando il passaggio dallo stato di diritto a quello di polizia) sarebbe poco legittimato ad intraprendere risolutamente una politica smaccatamente antipopolare, guerrafondaia, filoamericana, securitaria e razzista, come avverrà invece nella malaugurata ipotesi che entrambi gli schieramenti ottengano un autentico plebiscito. Se questo è vero com’è vero, allora è necessario e sarebbe più efficace una delegittimazione di massa, ora e subito non votando o annullando la scheda, che affidarsi ad una futura ipotetica opposizione votando, come alcuni sostengono, la sinistra arcobaleno o quella più radicale del PCL di Ferrando o Sinistra Critica. Nel primo caso è del tutto evidente che la sinistra ex rifondarola, ex verdi, ex DS ormai cerca solo un posto al sole nel teatrino della politica, con Bertinotti che è del tutto dentro l’accordo Veltroni-Berlusconi. Nell’altro caso, il PCL e SC non hanno alcuna possibilità di successo tale da avere la forza per contrastare il disegno veltrusconiano. Al contrario, con la loro presenza danno, loro malgrado, legittimità alla truffa elettorale e all’imbroglio che si prepara.

Siamo certi che agli umbri non sfuggirà l’importanza della posta in gioco in questa tornata politica e la necessità di opporsi (anche con la sola arma del boicottaggio di queste elezioni) al disegno presidenzialista del duo Veltroni-Berlusconi. I cittadini umbri hanno una lunga tradizione antifascista e sapranno cogliere appieno il grave pericolo di una deriva autoritaria che incombe sul Paese. Essi inoltre hanno la memoria lunga e ricordano certamente le vicende riguardanti il nuovo Statuto regionale umbro (come Legittima Difesa, conducemmo allora una dura battaglia e fummo scippati della possibilità di indire un referendum abrogativo). Anche allora nella nostra regione, con la scusa della governabilità si cambiarono le regole del gioco e si fece un nuovo Statuto regionale del tutto antidemocratico e presidenzialista. Il risultato di quella scellerata scelta  è oggi sotto gli occhi di tutti.  Ogni leva del potere concentrata nelle mani dell’esecutivo, in particolare in quelle della Presidente della Giunta, divenuta una sorta di nuova zarina che fa e disfa a suo piacimento, o meglio a quello delle lobby affaristiche e dei potentati economici che sono i veri burattinai della politica umbra.  Il Consiglio regionale, eletto democraticamente, ridotto alla stregua di un orpello formale senza alcun potere, se non quello di ratificare le decisioni prese dall’esecutivo, in altre parole dalla Regina. L’assemblea per antonomasia che, in una vera democrazia, sarebbe dovuta essere la sede di rappresentanza delle istanze dei cittadini, del democratico confronto, in realtà ridotta ad un “bivacco di manipoli” di mussoliniana memoria.

Se ai politicanti umbri, come a quelli che intendono sedersi nel nuovo Parlamento andrebbe bene anche un regime presidenzialista (l’importante è conquistare e/o mantenere la poltrona), i lavoratori onesti, i cittadini non collusi con il potere, i giovani non garantiti, i sinceri democratici hanno tutto da perdere da un sistema in cui i governi sono trasformati in docili comitati d’affari alle dipendenze delle oligarchie dominanti (l’Umbria n’è il classico esempio). Ciò rafforzerebbe ancor più i meccanismi d’esclusione a tutti i livelli della maggioranza della popolazione a vantaggio di pochi. Aumenterebbe il controllo e la repressione verso chi lotta e si oppone alle colossali ingiustizie che questo sistema genera (in primis le guerre d’aggressione verso gli altri popoli e nazioni) e che un’eventuale “Terza Repubblica” domani genererebbe ancor più.

Al contrario, se come ci auguriamo questa campagna per “un non voto utile” avrà successo, avremo poste le basi per il rilancio della lotta contro la svolta autoritaria subdolamente in atto da anni nel nostro Paese e a cui la casta politica dominante vuole ora imprimere l’accelerazione finale.


PG 6.4.2008
Legittima Difesa Umbra 
postato da: miastengo alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: contributi
lunedì, 07 aprile 2008

ELEZIONI, NUDI ALLA META

Ora che siamo giunti alla vigilia delle elezioni del 13 aprile, possiamo confrontare l'indicazione che abbiamo dato attraverso la campagna astensionista con l'andamento del dibattito politico e delle tendenze che si sono evidenziate.Cerchiamo in questa nota di riassumere la situazione.
In primo luogo appare evidente che l'angoscia di coloro che sostengono sempre la tesi del meno peggio si è dimostrata senza fondamento.
Se nelle elezioni precedenti si è avvertita netta la necessità di manifestare una posizione antiberlusconiana per costituire un riferimento politico che determinasse un rapporto di forza sfavorevole alla destra,stavolta l'alternativa Berlusconi-Veltroni ha reso evidente che gli attori principali recitavano male la parte.
L'orco Berlusconi è sembrato un personaggio da avanspettacolo piuttosto che un temibile esponente di una destra reazionaria. Intendiamoci non che non egli non sia reazionario nella sostanza, ma stavolta Berlusconi è apparso un tipo da operetta più che un dittatore in nuce. Di contro, il buonismo di Veltroni, seppure ha animato la partecipazione di alcuni settori democratico-moderati, non ha colto nessun elemento che potesse rilanciare un'alternativa. E come poteva accadere dopo l'esperienza del governo Prodi?

Quindi, una volta sdrammatizzata la contesa tra i protagonisti principali, è rimasto un noioso trascinarsi nei confronti televisivi con trovate di carattere programmatico per adescare porzioni di elettorato.
In questo contesto è apparsa nettamente ridicola la partecipazione della sinistra arcobaleno allo 'scontro'. L'isteria oratoria del leader Bertinotti ha confermato la nullità di un narciso che con le parole cerca di recuperare una credibilità ormai irrecuperabile. L'operazione rilancio della sinistra molto probabilmente naufragherà sugli scogli del risultato elettorale.

Il fremito elettoralistico rivoluzionario, assente nella realtà, ce lo ha regalato la par condicio televisiva che ha proiettato sugli schermi personaggi caricaturali delle liste alternative, che recitavano la parodia del post- sessantotto.

Ci auguriamo che a coloro che abbiamo proposto l'astensionismo e che si sono dimostrati all'inizio perplessi, pensando che noi facevamo una campagna di principio e non politica si siano resi conto che proprio accettando il terreno della campagna elettorale si smarriva il senso della situazione e della proposta che andava fatta. L'indicazione: «Stavolta no, il voto è una cosa seria. Astieniti» ci appare quindi, a posteriori, più che mai valida e questo anche nei confronti di coloro che si sono voluti, pur rifiutando il voto, tener fuori da una campagna astensionista attiva.

A questi ultimi vogliamo ancora una volta dire che per il13 aprile non si trattava di pronunciarsi solo se votare o meno, ma mettere in chiaro che con una certa sinistra bisognava rompere definitivamente e provare a ragionare su come definire un percorso di ripresa dentro la situazione molto difficile come quella che si delinea dopo le elezioni.

Nel corso dell'assemblea astensionista di Roma, il 30 marzo, abbiamo proposto di aprire un dibattito su questo. Ci auguriamo che la situazione maturi e maturino anche le condizioni per aprirlo. Ciascuno di noi sarà impegnato a portare il suo contributo. 

erregi
postato da: miastengo alle ore 23:28 | link | commenti (6)
categorie: contributi
domenica, 06 aprile 2008

ASTENERSI COME?

Una precisazione

Stamattina 3 aprile, dieci giorni prima della giornata del diritto al voto, ho ascoltato Ugo Magri della Stampa, conduttore di turno della trasmissione di Rai Tre Prima Pagina, che ha dovuto affrontare il tema del diritto al rifiuto del voto stesso, che potremmo esercitare.

Di sua iniziativa, sollecitato evidentemente dalla grande quantità delle richieste, ha precisato in merito all'astensionismo attivo, che il Ministero degli Interni ha confermato che: ci si può recare al seggio dove si ha diritto di voto, vengono prese le nostre generalità che
abbiamo sul certificato, si rifiutano le schede e si chiede di mettere a verbale e se possibile con una nostra annotazione. Il presidente esegue ed è tenuto a farlo come da lla legge del 1957 ma se questa azione reca disturbo o forte rallentamento delle operazioni di voto, può chiedere l'intervento della forza pubblica e fare allontanare colui che rifiuta. Chiaro?
Quindi il discorso non è chiuso affatto come qualcuno ha fatto circolare, bensì chi vuole astenersi dal voto,  valuterà caso per caso, se astenersi in questo modo, agendo e recandosi al seggio o non recandosi affatto,  azione anch'essa, anche se meno pubblica e di-rompente.

Per quanto riguarda la scheda nulla o bianca se si aggiunge a quelle di chi otterrà la maggioranza, non ho avuto risposte chiare in merito.

Ringrazio quante e quanti hanno voluto partecipare ad un dibattito estremamente sentito e partecipato che non credo abbia tolto nulla ma anzi, ci ha fatto riflettere sulla nostra attività politica e sentirci parte  di questo Paese e che spero continuerà a sentirsi protagonista, non limitandosi a delegare o rifiutare i rappresentanti da eleggere.

Doriana Goracci
postato da: miastengo alle ore 11:48 | link | commenti (4)
categorie: contributi
martedì, 01 aprile 2008

Il prossimo passo

Si è svolta a Roma, come annunciato, l’Assemblea astensionista.
Non ci aspettavamo chissà quale partecipazione. Del resto avevamo programmato non un’assemblea popolare, ma un incontro degli attivisti che stanno animando la campagna astensionista. Speravamo quindi anzitutto nel dibattito, nell’immaginazione, nella riflessione sul dopo elezioni.
Così infatti è stato. Una quindicina di interventi, non senza dissonanze, tutti soffermatisi sulla difficile e minacciosa situazione che viviamo (e subiamo), sul come fare per difendere il patrimonio ideale di cui siamo portatori, e poi sul da farsi per dare continuità alla battaglia politica contro non solo il futuro governo, ma contro tutto il sistema politico che tenderà ad accentuare i suoi tratti antidemocratici e antipopolari.
Non è facile essere ottimisti inmomenti così difficili, molto dipenderà anche dall’esito della tornata elettorale e dalla consistenza che avrà l’astensionismo di massa. Se esso crescerà, come noi speriamo e sentiamo, la casta subirà un colpo e l’opposizione antisistema, di converso, prenderà una bella boccata d’ossigeno, una spinta ad andare avanti, a materializzarsi in una nuova soggettività politica.
CI SIAMO QUINDI DATI UN APPUNTAMENTO, PER SABATO 26 O DOMENICA 27 APRILE.
Valuteremo risultati elettorali e parleremo del da farsi.
Con l’augurio che i tanti che non sono potuti venire ci saranno.

Qui sotto pubblichiamo un sunto della relazione con cui Marino Badiale ha introdotto I lavori dell’Assemblea.



1. Il mondo del neoliberismo.

Alla metà degli anni Settanta inizia la fine del compromesso riformistico, socialdemocratico, keynesiano. Il compromesso era basato sul fatto che l crescita dei redditi popolari offriva uno sbocco alla produzione standardizzata di massa della fabbrica fordista. La fine del “campo socialista”, l’estensione del rapporto sociale capitalistico all’intero pianeta, e lo sviluppo capitalistico di paesi prima “arretrati”, ha significato un’accentuata competitività intercapitalistica. Questa, assieme alla globalizzazione e alla finanziarizzazione del capitale, rende impossibile ogni forma di controllo sullo sviluppo capitalistico da parte degli Stati-nazione.

L’insieme di questi fenomeni ha significato l’attacco sempre più massiccio ai redditi e ai diritti conquistati dalle masse popolari nei “trent’anni gloriosi” seguiti alla fine della II Guerra Mondiale. La scomparsa del “socialismo reale” ha lasciato gli USA unica superpotenza globale sul campo, aprendo la possibilità ad un progetto di domino globale che gli USA stanno perseguendo dalla metà degli anni ‘90, anche per rispondere in questo modo alle difficoltà della loro economia nella competizione globale.

L’accentuata finanziarizzazione del capitale comporta la presenza di grandi masse di denaro che fluttuano sul pianeta alla ricerca di investimenti profittevoli. E’ quesa la radice ultima della spinta alla privatizzazione e all’aziendalizzazione di ogni ambito della vita sociale: ogni realtà deve essere trasformata in azienda per potervi investire capitali in modo profittevole.


2. In questo contesto, non c’è più nessuno spazio per la politica intesa come sfera in cui si confrontano idee diverse sulla direzione da imprimere allo sviluppo sociale. Lo sviluppo sociale è comandato, in ogni ambito, dall’economia e dalle sue esigenze di profitto. A cosa si riduce allora la politica, se si accetta questo mondo? A pura e semplice amministrazione dell’esistente, a competizione fra cordate di amministratori, il cui unico ruolo, ben pagato, è quello di gestire il consenso sociale alle politiche neoliberiste. Poiché tali politiche comportano la perdita di diritti e redditi, il peggioramento lento e costante della qualità della vita, tale consenso può essere ottenuto solo con la distruzione di ogni discussione pubblica razionale. Di qui la distruzione della scuola e dell’Università, e la riduzione dell’informazione a gossip.

Poiché le contrapposizioni interne al ceto politico non hanno più nessuno spessore politico o ideologico, e sono semplici scontri sulla distribuzione di posti e prebende fra gang contrapposte, è corretta la caratterizzazione del ceto politico come Casta.

La Casta è al servizio della dinamica distruttiva del capitalismo attuale, e va combattuta come nemica della civiltà e della società. Il fattto che essa non decida nulla non significa che essa sia irrilevante: è un’articolazione fondamentale del capitalismo neoliberista, è l’ingranaggio che deve conquistare il consenso di masse sempre più impoverite sia sul piano materiale sia su quello culturale

Poiché le contrapposizioni fra destra e sinistra non hanno nessun valore rispetto ai problemi esaminati, destra e sinistra vanno combattute assieme come espressione dello stesso male. In particolare vanno combattuti, oggi in Italia, non solo i due principali raggruppamenti (PD e PdL) ma anche i loro comprimari, come la Sinistra Arcobaleno, che negli anni dei governi di centrosinistra hanno dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, il loro essere totalmente funzionali (come “copertura a sinistra”) ai progetti neoliberisti e imperialisti.


3. Esiste uno spazio sociale nel quale agire questa lotta contro la Casta? Esso esiste, a nostro avviso, e si manifesta oggi come rifiuto generalizzato della Casta, che la Casta stessa denomina “antipolitica” (denominazione ovviamente menzognera come tutto quanto proviene dalla Casta: è la Casta a negare la politica, a rappresentare la vera antipolitica). Lo spazio in cui agire questa lotta non è quello del “popolo di sinistra”: chi ci crede ritiene che il fatto che il popolo di sinistra si richiama a ideali di giustizia e uguaglianza ne faccia una base per la lotta contro le linee di tendenza della società attuale. Ma è un errrore: il richiamo ai valori storici della sinistra non ha nessun significato concreto, per il popolo di sinistra, che infatti ha concretamente dimostrato di accettare qualsiasi violazione di tali valori, da parte dei governi di centrosinistra. Il popolo di sinistra reagisce in base a meccanismi identitari che lo portano ad accettare qualsiasi cosa, purchè la faccia un governo di sinistra, e ad aggirare con sofismi di vario tipo le contraddizioni. E’ solo da una netta rottura con il popolo di sinistra che può nascere un’area sociale di opposizione alla Casta e al capitalismo neoliberista.


4. La scelta di non votare significa per prima cosa questo: la rottura con il popolo di sinistra e la sua ossessione per il “pericolo Berlusconi”, la riconquista di uno spazio di libertà e dignità intellettuale.


5. Esistono piccoli raggruppamenti, come il PCL o il movimento di Fernando Rossi, che appaiono esprimere istanze esterne alla Casta. Non ci sembra però possibile pensare di votarli. Da una parte personalità interessanti, appunto come Fernando Rossi o Giulietto Chiesa, non sembrano avere rotto il cordone ombelicale con il “popolo di sinistra”, per cui si può dubitare che riescano ad esprimere quella netta rottura con la Casta (di sinistra, in questo caso) che a noi sembra necessaria. Dall’altra, ogni riproposizione di partiti comunisti è destinata a vivere una vita ultraminoritaria: e la cosa è talmente evidente e ovvia che sembra necessario dedurre che chi ripropone oggi un partito comunista (che finalmente sarà quello giusto, quello buono, quello vero) vuole appunto essere una minuscola minoranza chiusa in se stessa.


6. Al solito, che fare (in questo caso, dopo le elezioni)?

Poiché da almeno trent’anni ci stiamo ritirando e il nemico sta avanzando, e non si vedono elelementi che possano far pensare ad un mutamento di questo stato di cose, l’unica prospettiva è quella della resistenza. Per capire quali possono essere le linee di resistenza, occorre capire quali saranno le linee di attacco.

Un primo punto è ovvio: il progetto di dominio globale USA, la “guerra infinita e permanente” continuerà ad essere perseguito e continuerà a suscitare resistenze. L’appoggio alle resistenze dei popoli aggrediti dall’imperialismo è la linea di resistenza più facile da individuare.

Ma oltre ad appoggiare le resistenze degli altri, su che punti possiamo impegnarci noi, qui in Italia, nella resistenza?

Un secondo punto si collega al primo: il progetto di dominio globale USA comporta la messa in mora, nei paesi occidentali, della rete di diritti e garanzie che la civiltà borghese aveva elaborato come diritti del cittadino: l’habeas corpus, il diritto ad un giusto processo, l’indipendenza della magistratura. Sono tutti aspetti della civiltà giuridica borghese che la misure legislative adottate negli USA dopo l’11 settembre (dal “patriot act” in poi) hanno cominciato ad attaccare e indebolire. Analoghi fenomeni stanno avanzando negli altri paesi occidentali (si pensi al fenomeno delle “extraordinary renditions”). Non si tratta di una tendenza momentanea destinata a rientrare, ma di un aspetto profondo e fondamentale del capitalismo e dell’imperialismo contemporanei. Se è così, allora una linea di resistenza è rappresentata dalla difesa dello Stato di diritto.

Un altro aspetto decisivo del capitalismo contemporaneo è l’ossessiva ricerca del profitto senza limiti e a breve e brevissimo termine. Questo non è possibile rimanendo nell’ambito della legge (della stessa legge borghese!), e di qui il carattere criminale di tanta parte dell’economia capitalistica contemporanea. Criminale nel senso di essere legata a pratiche di truffa e di corruzione, e nel senso di lasciare sempre più spazio all’economia delle grandi organizzazioni criminali, che si confonde sempre di più con quella “legale”. Ciò implica che il capitalismo ha sempre più bisogno di di disattivare il controllo di legalità sui grandi crimini economici. Ciò si può ottenere in vari modi, in Italia (dove la Costituzione garantisce l’indipendenza della magistratura) con la sottrazione di risorse che rende quasi impossibile la conclusione dei processi. Anche in questo caso, dunque, la richiesta di difendere lo Stato di diritto ha un carattere di resistenza e ostacolo al dispiegamento della logica del capitalismo contemporaneo.

Più in generale, come abbiamo detto, l’odierno capitalismo neoliberista e globalizzato deve abbattere tutte le garanzie e i diritti conquistati nel corso dela fase riformista-socialdemocratica. In Italia quelle conquiste hanno trovato un inquadramento nell’ambito legale e istituzionale disegnato dalla Costituzione, che è nata come compromesso di alto livello fra le tradizioni liberale, cattolica e socalista-comunista. Per il pieno dispiegamento della logica distruttiva del capitalismo contemporaneo è quindi necessario abbattere o eludere i vincoli rappresentati dal dettato costituzionale. E’ quanto è stato fatto finora in maniera informale (per l’impossibilità di trovare un accordo per una nuova Costituzione fra le diverse sottocaste), è quanto farà dopo le elezioni il nuovo Parlamento. Non sappiamo se ci saranno grandi riforme istituzionali o proseguirà lo svuotamento della Costituzione lasciandone formalmente vigente il dettato. In ogni caso, la difesa della Costituzione ci sembra la migliore linea di resistenza possibile: essa compendia infatti in sé la difesa dello Stato di diritto e la difesa di alcuni fondamentali conquiste della fase riformista-socialdemocratica.


Marino Badiale, Genova, marzo 08.

postato da: miastengo alle ore 01:56 | link | commenti (1)
categorie: comunicazioni, contributi